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Le origini - Gli anni 2000 - Maria S.ma della Luce - La chiesa di S. Teresa - Opere artistiche

Gli anni 2000

Nell'estate 2000 si avvicendano i coadiutori della parrocchia: don Renato Bettinelli, fino ad allora coadiutore, viene "promosso" parroco a Mediglia, paesino alle porte di Peschiera Borromeo. Al suo posto giunge don Claudio Stramazzo, fino ad allora vice parroco a Besozzo. Nell'autunno 2000 iniziano i lavori per la costruzione della nuova canonica.

In un anno - poco più - l’edificio è stato terminato: avevamo incominciato con il fissare la data dell’inaugurazione al 21 Ottobre scorso, poi l’avevamo spostata alla Notte di Natale: niente da fare neanche lì. Doveva proprio arrivare il decennio esatto della Parrocchia (1 febbraio 1992) come momento propizio. E se volete sapere con che intenzioni siamo entrati nella nuova casa, dovete proprio avere la pazienza di leggere il resto – il testo che segue è stato inflitto ai fedeli di qui per ben due volte: alla posa della prima pietra e all’inaugurazione.

 

NON E’ UNA SVOLTA, MA UNA CONFERMA Nella casa che abbiamo costruito tutti sono invitati esat­ta­mente come tutti sono stati invitati in questi dieci anni in Chiesa: a vivere una vita che non si vive da nes­sun’altra parte. Perché la vita che vi vogliamo vivere non sarebbe com­prensibile “senza” una chiesa che sia non soltanto vicina, ma esattamente alla radice.

Guai se non ci fosse la Chiesa-Tempio visibile a dire in mezzo alle case degli uomini che «Il Verbo si è fatto carne, e noi l’abbiamo incontrato, toccato con queste nostre mani,  ascoltato con queste no­stre orecchie, contemplato con questi nostri occhi di carne ».

 

…IN CONTINUITA’ CON LA CHIESA. E tuttavia, questo incontro con Lui –quando è vero- porta neces­sariamente con sé il bisogno che continui, che co­lori di sé la quotidianità della vita, perché se Lo hai incon­trato veramente, da quel momento niente di quel che fai  sarà più come prima: i due discepoli che quel po­meriggio sono an­dati dietro all’ «Agnello che toglie i peccati del mondo », quando incontrano i colleghi di lavoro non po­tranno più limitarsi a parlare di reti e di pesci: «Abbiamo tro­vato il Messia».I convertiti della prima Pentecoste trovano che persino l’occupazione di fare i conti dei soldi che sono in cassa e del man­giare che è rimasto nella dispensa non può prescindere dal fatto che LUI C’E’. L’avvenimento di Cri­sto permane nella storia attraverso la compa­gnia dei credenti, una compagnia che vive e si ma­nifesta nella sto­ria come un popolo nuovo, la cui vita è determinata in primo luogo da un ideale comune, da un valore per cui vale la pena esi­stere, faticare, sof­frire e –se necessario- anche mo­rire; in secondo luogo dalla identi­fica­zione degli strumenti e dei metodi adeguati a raggiungere l’ideale riconosciuto, affrontando i bisogni e le sfide che emergono via via dalle circostanze stori­che; in terzo luogo dalla fedeltà vicendevole in cui l’uno aiuta l’altro nel cammino verso la realizza­zione di questo ideale. Un popolo esiste là dove c’è la me­moria di una storia comune che viene ac­cettata come compito storico da realizzare. 

Ecco a che serve la Casa accanto alla Chiesa: è un ambiente di vita per il popolo generato dall’incontro con il Ri­sorto, perché vi cresca nell’amicizia, nell’affezione, nella consapevolezza sem­pre più chiara di «appar­tenere a Cri­sto nella compagnia della Chiesa».

 

…PER PROCLAMARE LA VERITA’ DELL’INCARNAZIONE. Con amore e con tenacia –per tre anni abbiamo lavorato al progetto!!!- abbiamo messo dentro nella nuova casa tutto sommato quelle cose che ci si aspetta di tro­vare in que­sto tipo di costru­zione. Cose “normali” per una vita “normale”.

Si è Cristiani prima di tutto nel Culto, ma non solo. Così come Gesù è il Salvatore dell’umanità non solo sulla Croce, ma già quando bambino in brac­cio a sua Madre, viene allattato come il più «nor­male» degli in­fanti. La Chiesa non salva il mondo attivando un Bar, ma si può essere Chiesa –cioè compagnia del Risorto- anche in un Bar, che a questo punto diventa qualcosa di speciale, di «re­dento»;NON SONO LE COSE CHE TROVERETE NELLA CASA A FARVI CRISTIANI: SARANNO LE PERSONE, o meglio, SARA’ LUI CHE SI FARA’ INCON­TRARE QUI NELLA COMPAGNIA DEI CRISTIANI.

Uomini «normali», come saranno «normali» le cose che useranno. Il bello sta proprio qui.

La pretesa più specifica della Chiesa non è sem­plice­mente di essere veicolo del divino, ma  di es­serlo attra­verso l’umano. Gesù che “mangia e beve in compagnia di pubblicani e pecca­tori”(Mc.2,16), è lo stesso che dice: “Io sono la Via, la Verità e la Vita. Nessuno viene al Padre se non attraverso me”(Gv.14,6). Nella vita stessa delle prime comunità cristiane ci viene ricordato che l’incontro dell’uomo con Dio –l’aspetto su­premo del problema della vita- e la partecipazione al suo es­sere si realizza  som­mamente in una circostanza che potremmo chiamare volgare: una norma­lis­sima cena, un semplice pasto comune era l’ambito in cui si realiz­zava il coinvolgimento più pro­fondo e mi­sterioso  col Signore. Il comu­nicarsi della vita di­vina  con i suoi doni  passava attraverso l’assunzione del pane e del vino. Non è indif­ferente la sensazione di banalità che l’uomo può pro­vare di fronte a una simile prassi; l’uomo può rivelare una sottile resistenza di fronte a quel metodo mi­sterioso, che è tutto di Dio, di voler pas­sare attra­verso l’umano (mentre l’uomo tende a codi­fi­care come divino il suo pensare e il suo fare!)

 

LA NUOVA CASA: ISTRUZIONI PER L’USO. Se dunque la Chiesa è una vita, bisogna coinvol­gersi con la vita per poterla giudicare. Si tratta innanzitutto di convivere con la vita della Chiesa là dove essa è vis­suta autenticamente, là dove è vissuta sul serio.  Per questo la Chiesa proclama i Santi: per dare delle indi­cazioni di come, tramite i più diversi tempera­menti e le più varie­gate circostanze storiche e sociali, con le più diffe­renti sensibilità cultu­rali, sia possibile vivere sul serio la proposta cristiana. Ed è per questo che la Chiesa usa anche sugge­rire con la sua approva­zione  asso­ciazioni, movimenti, luoghi come questo non solo di culto, ma anche di incontro, per­ché la convinzione che do­vrebbe animare quei luoghi di vita –se ven­gono vissuti per quello che sono- può far percepire che cosa sia  una esperienza cri­stiana vera. E’ con questa am­bizione, me­glio con que­sta fede, che oggi –3 Febbraio 2002- noi del Card. Ferrari entriamo nella casa nuova.  

 

LE PAROLE DELLA PERGAMENA CHE RESTERA’ CON LA PIETRA  

Il giorno 8 Ottobre 2000 anno del grande Giubileo,

giorno dell’affidamento della Chiesa Cattolica alla Madre di Dio,

essendo Papa Giovanni Paolo II

Arcivescovo di Milano  S. Em. Il Cardinale Carlo Maria Martini

Presidente della Repubblica Italiana l’On. Carlo Azeglio Ciampi

Sindaco di Legnano  il  Dott. Maurizio Cozzi

 

Il Parroco D. Mario Caccia, il Vicario D. Claudio Stramazzo insieme con tutti i Fedeli della Parrocchia “Beato Cardinal Ferrari” danno con gioia l’inizio ufficiale ai lavori per la Casa Parrocchiale.

Questa prima Pietra  proviene dal “muro rotto” di Petrizzi (CZ) dove Maria SS.ma della Luce apparve a il­luminare e a guidare i suoi figli su tutte le strade del mondo, perché dovunque andassero, potessero seguire Cristo, vera Via e Luce indefettibile.

E’ deposta tra le fondamenta come segno gioioso dell’unità che fin d’ora lega questa Parrocchia con la Co­munità di Palermiti (CZ) e con il suo Pastore D. Antonio De Gori, alla Vergine della Luce particolarmente dedicata, e come seme di ospitalità per tutti gli uomini, viandanti per le strade del mondo, chiamati da Cristo alla Sua Compagnia e da Lui affidati all’amore della Sua Divina Madre.

 

 

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